
L’ultima decisione della Corte suprema degli USA in materia di politica commerciale segna un punto di svolta significativo nell’esercizio delle prerogative presidenziali. Con la sua sentenza, il tribunale ha chiarito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) non offre al Presidente una base legale sufficiente per introdurre dazi di vasta portata.
La prima reazione dei mercati è stata positiva: i listini azionari sono saliti e i settori legati ai consumi ne hanno tratto particolare giovamento. Allo stesso tempo, però, sono cresciuti i rendimenti dei titoli di Stato degli USA con durate lunghe e il dollaro ha registrato un deprezzamento marginale; questi movimenti possono essere interpretati come un indizio di un aumento dei rischi fiscali a lungo termine.
Nella sostanza, però, la sentenza non significa necessariamente che gli USA volteranno del tutto le spalle a una politica commerciale protezionistica. Il governo statunitense ha già indicato che intende reintrodurre dazi attraverso strumenti legislativi alternativi e di minore respiro. È stato stimato che l’abolizione dei dazi ai sensi dell’IEEPA farebbe scendere l’aliquota media sulle importazioni negli USA ma una successiva reintroduzione (ad esempio ai sensi della Section 122 del Trade Act) dovrebbe riportarla quasi allo stesso livello di prima. A nostro giudizio, quindi, l’effettiva flessione del livello dei dazi dovrebbe essere contenuta.
Nell’immediato, però, vediamo comunque degli impulsi positivi per l’economia statunitense in particolare se dovessero essere rimborsati i dazi già pagati. Analogamente a uno stimolo fiscale, infatti, questo potrebbe dare slancio al settore privato. A essere ben posizionate dovrebbero essere soprattutto le aziende che sono ricorse subito alla giustizia, ad esempio importatori nel commercio al dettaglio o nel settore dei beni di consumo.
Rimane anche da vedere quali saranno le conseguenze della decisione sugli accordi commerciali in essere, compreso l’accordo d’interesse raggiunto dalla Svizzera con gli USA. Se è vero che la sentenza della Corte suprema fa venir meno una base legale importante, è del tutto ipotizzabile che le trattative proseguiranno in virtù di considerazioni politiche.
Le nostre conclusioni? Ci sono tre elementi che vorremmo sottolineare.
Una delle principali conclusioni che è possibile trarre dalla sentenza è che i meccanismi istituzionali di controllo negli USA funzionano. Di conseguenza dovrebbe diminuire anche il rischio di dazi improvvisi ad ampio spettro. Per i listini azionari e i settori orientati al consumo si tratta fondamentalmente di una buona notizia, perciò la sentenza corrobora il nostro giudizio costruttivo sugli investimenti azionari che attualmente traggono giovamento anche dalla politica monetaria e fiscale espansiva e dalla robusta crescita degli utili.
In secondo luogo, l’incertezza nella politica commerciale sembra destinata a persistere perché ci sono strumenti doganali alternativi che rimangono disponibili e di cui potrebbe essere fatto un uso mirato. L’anno scorso, l’economia globale non ha risentito solo dei dazi in quanto tali ma anche della persistente incertezza rispetto alla tempistica della loro introduzione, alla loro entità nonché alle merci e ai paesi colpiti. A nostro avviso, un tira e molla simile (se dovesse davvero verificarsi) potrebbe riportare il brutto tempo sui mercati. Oltre a questo va poi sottolineato che la sentenza potrebbe avere un impatto negativo sul bilancio pubblico e anche far aumentare i rischi di un ulteriore indebolimento del dollaro.
In terzo luogo, investire in azioni e sfruttare maggiormente le opportunità nel mercato azionario europeo e asiatico potrebbe ancora risultare vantaggioso per gli investitori e le investitrici in questo contesto. Per ridurre le conseguenze di un’eventuale nuova escalation nel conflitto commerciale, invece, a nostro avviso è più interessante investire in oro, hedge funds e/o obbligazioni di alta qualità piuttosto che detenere una quota elevata di liquidità. Nell’attuale contesto di tassi bassi, infatti, quest’ultima presenta costi di opportunità elevati soprattutto in Svizzera. Infine, anche il ricorso mirato a strategie strutturate può essere una buona scelta per ridurre i rischi.
